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SUMMARY:LA CITTÀ DEI VIVI
DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente. Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo.\n\nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico.\nEsso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario.\nEventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana.\nIn nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria.
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SUMMARY:HO UN TEATRO NELLA TESTA
DESCRIPTION:Da anni scriviamo i nostri spettacoli partendo dai nostri ricordi\, da cose piccole\, apparentemente insignificanti\, oppure sconvolgimenti epocali che accadono nella nostra vita: in una parola partiamo da  materiale autobiografico.  Tutta la scrittura parte da li\, non potrebbe essere altrimenti\, in fondo siamo noi che scriviamo. Ma come sempre il problema centrale non è cosa scriviamo ma come. E’ in quel come che sta l’abilità di far affiorare qualcosa di nuovo\, un pensiero impertinente. Autobiografia non è parlare di sé stessi\, ma attraverso un lavoro di introspezione parlare di tutti noi. Quando nel 2000 con The Secret Room abbiamo iniziato a lavorare in maniera specifica sull’autobiografia ci siamo accorti che la nostra vita non era poi così differente da quella degli altri. Il campo dell’identità è uno dei temi centrali del dibattito artistico di questi anni: dalla ricerca teatrale contemporanea alla performance art alle arti visive.  Il laboratorio è l’occasione per riflettere attraverso domande pratiche su come scrivere e leggere testi e spazi in modo che diventino un trampolino di lancio per il nostro raccontarci. \nPer gli iscritti al laboratorio è previsto il biglietto ridotto a 5 €. Per ottenere il biglietto ridotto\, recarsi al botteghino il giorno degli spettacoli desiderati\, portando con sé la conferma dell’iscrizione al laboratorio. 
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SUMMARY:LABORATORIO DI CRITICA TEATRALE
DESCRIPTION:Ti interessa capire come raccontare il teatro? Qual è il ruolo della critica? Vuoi metterti alla prova nella scrittura?\nIscriviti al laboratorio di critica teatrale condotto da Francesca De Sanctis\, giornalista professionista e curatrice della rubrica “Colpo di scena” sul settimanale L’Espresso.\nDurante il laboratorio analizzeremo lo spazio che l’informazione oggi dedica alla scena\, vedremo come osservare uno spettacolo e come dialogare con artisti\, artiste e pubblici. \nDove? Spazio Rossellini\, Roma\nQuando? Giovedì 3 dicembre\, ore 10:00 – 17:00\nCosa serve per partecipare? Aver assistito ad almeno tre spettacoli della rassegna “A Roma A Roma”:\n• 4 novembre – NOVECENTO\n• 5 novembre – VIETATO INNAMORARSI\n• 6 novembre – QUALCUNO NESSUNO CENTOMILA – Pirandello in loop\n• 2 dicembre – LA CITTÀ DEI VIVI\n• 5 dicembre – LUṢ\nCosa portare? Un PC portatile e tanta voglia di metterti in gioco.\nCome iscriversi? Invia un’email entro il 3 novembre a info@spaziorossellini.it indicando nome\, cognome e recapito telefonico. \nPer gli iscritti al laboratorio è previsto il biglietto ridotto a 5 €. Per ottenere il biglietto ridotto\, recarsi al botteghino il giorno degli spettacoli desiderati\, portando con sé la conferma dell’iscrizione al laboratorio.
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SUMMARY:LUṢ
DESCRIPTION:Trent’anni fa\, dalla voce-corpo di Ermanna Montanari\, prendeva vita sulla scena Bêlda\, veggente e guaritrice protagonista di Luṣ. Una figura Christi emarginata ai confini di un villaggio ‘per bene’\, intoccabile e derisa\, che di notte\, ponendosi col suo corpo tra i corpi malati\, accoglie poveri e ricchi\, tutti uguali di fronte al male del vivere. Dopo aver preso\, nel 2015\, la forma di un concerto con Luigi Ceccarelli e Daniele Roccato\, Luṣ riemerge oggi\, per la terza volta\, in una nuova forma in cui Montanari\, sola in scena\, riporta in vita quella figura nata dal poemetto sulfureo che per lei aveva scritto Nevio Spadoni\, in una lingua che ha la stessa consistenza ferrosa delle zolle nere e umide di campi appena arati. Insieme alle musiche al contrabbasso di Daniele Roccato\, la regia del suono di Andrea Veneri e le luci di Luca Pagliano\, Bêlda torna a invocare la luce su di sé e sul mondo\, mossa dal frullo della propria voce\, facendosi carico delle tenebre del nostro tempo e spingendoci a perderci nei campi sterminati del silenzio e a sfregarci gli occhi con la guazza del mattino per non diventare ciechi del tutto. \nIl 4 dicembre alle ore 19.00 ci sarà Aperitivo con l’artista: Francesca De Sanctis incontra Ermanna Montanari. 
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