ISMENE

Giovedì 23 aprile 2026 ore 21.00

intero online: €14,50 + d.p.
intero botteghino: €15,00
ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12,00

Biglietteria e Bar interno aperti da un’ora prima dello spettacolo.
Parcheggio gratuito e custodito
fino ad esaurimento posti da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. L’ingresso del parcheggio è in via della Vasca Navale 70.

ISMENE

(Ἰσμήνη) di Ghiannis Ritsos
traduzione di Nicola Crocetti
con Elena Arvigo
regia Elena Arvigo
disegno luci Pietro Sperduti
scene e costumi Elena Arvigo in collaborazione con Maria Alessandra Giuri
produzione SantaRita & Jack Teatro
si ringrazia la gentile collaborazione di Eleonora Bossi

Con Ismene Elena Arvigo prosegue la Trilogia delle Stanze – un progetto dedicato alle figure femminili della Quarta dimensione di Ghiannis Ritsos, uno dei massimi poeti del 900. La trilogia comprende: Elena, Ismene e Crisotemi. Un’unica domanda che le attraversa: che cosa resta, quando tutto intorno crolla? Ismene è una voce disarmata e immensa. Ismene è custode: della casa, dei morti, della storia. Nelle sue parole la memoria non è solo ricordo, ma una forma di resistenza. Ricordare è il suo modo di resistere. Ismene non racconta soltanto: si dà forma, si crea, si ricrea. Ritsos porta la tragedia dentro l’intimità: da mito collettivo diventa biografia. Il monologo si colloca dopo gli eventi tragici: dopo Edipo, dopo la guerra, dopo le morti. Ismene parla quando non c’è più nulla da salvare, e proprio per questo può finalmente raccontare. Ritsos le dà una voce che rifiuta l’eccezionalità, che rivendica il diritto alla normalità, alla paura, al dubbio. In un mondo che celebra gli eroi, lei celebra ciò che è fragile, imperfetto, ordinario. L’elogio della sua mediocrità è un atto politico. In tutta Quarta Dimensione, Ritsos inserisce dettagli domestici, oggetti minimi: una sedia, un bicchiere, una finestra, un filo di luce. Ismene è forse la voce che più di tutte vive in questo spazio: parla mentre piega un panno, mentre guarda il cortile, mentre ascolta passi lontani. Lo spazio scenico è una stanza interiore, non un luogo storico: una soglia tra passato e presente, tra ricordo e visione. Gli oggetti sono risonatori emotivi. È un mondo, il suo, fatto di gesti minimi, che diventano epifanie. La sua voce è un filo che si tende e si ritrae, una parola che nasce dal respiro delle cose quotidiane. La sua fragilità le permette di vedere ciò che la tragedia, nella sua grandezza, aveva nascosto Ismene è una figura che parla potentemente al nostro tempo: non risponde ai modelli dominanti dell’eroismo. La sua voce viene da un luogo di esitazione, di cura, di piccoli gesti: uno spazio che oggi, paradossalmente, è diventato radicale. Incarna l’esperienza di chi vive in un mondo attraversato da rotture improvvise, da crolli che non abbiamo scelto. Non è la protagonista che guida gli eventi: è la persona comune che li attraversa, che li subisce, ma che prova comunque, a dar loro un senso. Abita quella zona grigia dove non ci sono risposte definitive, ma solo tentativi: tentativi di continuare, di ricordare, di non farsi travolgere. Questa condizione “ordinaria”, è la condizione di ognuno di noi. E ci ricorda che esiste un eroismo invisibile fatto di cura e misura. E che dare voce a ciò che non fa rumore è una pratica necessaria del nostro tempo. La sua genialità è di assumersi il peso del quotidiano mentre il mondo chiede spettacolo. Non offre soluzioni, non indica salvezze. La sua forza è un’altra: una voce che non si impone, ma persiste; che non trionfa, ma resiste. Una voce che appartiene a chi, oggi più che mai, cerca di rimanere umano in mezzo al rumore. È il mito visto dal punto di vista degli invisibili cioe’ di tutti noi.