IL GATTO NERO

Venerdì 9 gennaio 2026 ore 21.00

intero online: €14,50 + d.p.
intero botteghino: €15,00
ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12,00

Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. L’ingresso del parcheggio è in via della Vasca Navale 70.

IL GATTO NERO

di Letizia Russo
con Melania Maccaferri, Elisabetta Anella
regia Clemente Pernarella
musiche eseguite dal vivo Stefano Switala
movimenti di scena Barbara Altissimo
disegno Luci Gianluca Cappelletti
produzione Effimera Teatro, Lestra

“Immagine immaginazione ecco cosa ero io per te”. Un gatto destinato a soccombere che non riesce a percepire fino in fondo l’altro, colui che ha causato il suo male, come carnefice. Un gatto disposto a leggere la violenza come forma d’affetto. Un gatto che chiede per sé solo pochi centimetri di spazio tra le gambe del suo padrone per essere felice.

Ispirato a The black Cat- il Gatto Nero di Edgar Allan Poe.

Nel racconto di Poe è il protagonista a riporta la propria vicenda ovvero quella di un uomo appassionato che lentamente precipita in un inferno di dissoluzione e dolore che lo porterà a perdere il controllo del proprio destino. A quel punto il suo amato gatto diviene l’oggetto della sua rabbia, della sua violenza, lo strumento della sua rivalsa. Nel lavoro della Russo la storia è raccontata dal punto di vista del gatto, causa di tutti i mali, oppure, semplicemente, portatore di un amore fanatico, impresentabile al mondo. Il gatto ha amato, e forse ama, per ragioni semplici, ha scelto per bisogni primari, ha subito, violenze ed angherie, perché convinto che non fossero prodotte dalla malvagità. Convinto insomma che l’uomo non abbia agito spinto dalla volontà ma condotto all’errore da cause incidentali, estranee alla propria volontà, probabilmente anche mosso dal bisogno di essere compreso, accolto e amato. Si delinea lentamente nel racconto il profilo, crudo, di una relazione affettiva deviata, la patologia sottesa alle dinamiche di vita ed alle scelte rimane ed agisce sullo sfondo della testimonianza diretta. Individui legati dal bisogno, chiusi in un rapporto in cui una errata valutazione del sentimento pone l’uno al servizio dell’altro. L’analisi e la riflessione sono totalmente incentrate, in maniera dolcemente spietata, sull’essenza di questo genere di rapporti. La questione è tutta spostata sulla necessità, sul bisogno di sfuggire alla solitudine e sulla volontà spesso incrollabile di affermare sé stessi solo nel rapporto con l’altro. “Tu mi immaginavi e io ti immaginavo, ma io e te non esistevamo.”