‘A Stesa
Oberon – Napoli
regia e drammaturgia Adriano Fiorillo
interpreti: Giulia Piscitelli e Erica Tortorizio
voice over – estratti dell’intervista a Giannino Durante padre di Annalisa
scene e costumi sono collegati al lavoro di ricerca e creazione della compagnia: oggetti personali, con una loro storia e un loro vissuto
Una madre stende i panni della figlia. Li lava, li rilava. Ogni giorno lo stesso gesto, come una preghiera, un rito che non riesce – o non vuole – interrompere. Tra quei tessuti riaffiora la voce, la vita spezzata di sua figlia Annalisa. ‘A Stesa è un atto di memoria, è Ispirata alla vera storia di Annalisa Durante, vittima innocente di camorra. Attraversa il dolore privato di una madre, quindi di chi resta, e lo trasforma in denuncia pubblica. Il titolo si fonda sul doppio significato del termine: la “stesa” come gesto quotidiano e familiare di stendere i panni al sole, e la “stesa” come azione criminale che semina terrore nei quartieri.
Compagnia Oberon Teatro
Adriano Fiorillo, Formazione: Corso intensivo di Regia alla Civica Scuola Paolo Grassi di Milano diretto da Luciano Colavero, Seminario di regia diretto da Eugenio Barba Odin Teatret, Accademia Icra Project diretta da Michele Monetta e Lina Salvatore, corso di alta formazione per artisti professionisti “ricerca e creazione” della Scuola Elementare del Teatro diretto da Davide Iodice.
Giulia Piscitelli, Formazione: Scuola del Teatro Stabile di Napoli Accademia, Icra Project diretta da Michele Monetta e Lina Salvatore, Basic Acting the Panaro Academy of dramatic arts, Miami (Florida).
Erica Tortorizio, Formazione: Officina “L’attore in gioco-Lecoq” (Ècole Internationale de Théâtre Jacques Lecoq) Off. San Carlo (NA), “Il canto del capro” laboratorio con Alessandro Serra e Chiara Michelini Nostos Teatro, Aversa (NA), Lab. Ricerca e creazione condotto da Davide Iodice Scuola Elementare del Teatro, NA Laboratorio condotto da Mamadou Dioume Teatro Hamlet (Rm).
La parola trema
Roberto Boris Staglianò – Roma
di Roberto Boris Staglianò
regia Federico Vigorito
con Roberto Boris Staglianò e Federico Vigorito
Un uomo, Ennio. Una presenza, Rubens. Due corpi in scena, due voci spezzate. La parola trema è un atto unico sospeso tra memoria e fedeltà. Depressione e morte. Lutto e fedeltà. Il corto mette in scena una riflessione sulla fragilità, sull’assenza di ascolto e sulla tenerezza perduta. Ennio incarna la volontà di riscatto quando tutto intorno rema contro. Rubens è coscienza, istinto, testimone muto. La parte di noi che osserva, annusa la verità e resta anche quando il mondo si spegne.. Una drammaturgia che fonde poesia, prosa e visione, per dare voce a ciò che non si dice, alla parte più nascosta dell’anima: quella che resiste anche dopo la fine. Quando un attore muore, la sua voce continua a tremare nel corpo di chi ascolta.
Una formalità. Cronaca di una morte mancata
Questo Buio Feroce – Teramo
Ideazione, testo, regia, performance, costumi: Lino Bernardo Testa
Tutti gli aspetti dell’opera sono curati da un’unica figura, in un gesto di scrittura scenica integrale che è al tempo stesso scelta estetica e dichiarazione politica. Questa unione di autore, performer e regista risponde al desiderio di costruire un pensiero scenico coerente e incarnato, in cui ogni elemento — parola, corpo, abito, suono — è parte di un unico atto poetico e critico. Una formalità. Cronaca di una morte mancata è un monologo ispirato al Gennariello di Pier Paolo Pasolini, un’indagine poetico-fisica sulla costruzione e la crisi del maschile contemporaneo, inteso non come identità ma come processo di riscrittura del corpo. Al centro del lavoro c’è una soggettività che attraversa il passaggio dall’antropopoiesi — la forma imposta dal linguaggio, dall’educazione e dal potere — all’autopoiesi, come gesto di creazione consapevole, fragile, incarnato. È in questo transito che la scena diventa campo di prova: un luogo in cui la forma si deforma, e il corpo tenta di abitare codici con maglie sempre più larghe, oscillando tra controllo e abbandono, tra un corpo che si organizza come linguaggio, una parola che cerca un nuovo respiro politico ed emotivo e fratture ironiche. In scena, la parola e il corpo si educano a vicenda, come due forze che si contraddicono e si salvano nello stesso istante.
Lino Bernardo Testa (1993) è performer e autore. La sua ricerca indaga il corpo maschile come campo di tensione tra linguaggio e sopravvivenza, forma e disordine, pedagogia e desiderio. Dopo le prime esperienze formative con Ivonne Capece, approfondisce la scrittura scenica e il lavoro col corpo con figure come Claudia e Romeo Castellucci, Silvia Rampelli, Armando Punzo, Michele Monetta, Gennadi Bogdanov e Alessandro Sciarroni, sviluppando un linguaggio che intreccia training fisico, scrittura poetica e pensiero critico. Ha presentato i suoi primi studi in contesti come Biennale College e Socìetas/Scuola Cònia. Parallelamente porta avanti una ricerca sul teatro come atto civico, inteso come forma di presenza sociale e di militanza poetica, in dialogo con spazi indipendenti e comunità attive del territorio. Tra i lavori più recenti, nati all’interno del progetto Questo Buio Feroce c’è “Ideologie”, ciclo di letture dedicato al rapporto tra arte, etica e critica sociale.




