AHMEN

Sabato 14 febbraio 2026 ore 21.00

intero online: €14,50 + d.p.
intero botteghino: €15,00
ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12,00

Biglietteria e Bar interno aperti da un’ora prima dello spettacolo.
Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. L’ingresso del parcheggio è in via della Vasca Navale 70.

AHMEN

produzione Cromo Collettivo Artistico
regia Tommaso Burbuglini
con Andrea Perotti, Valerio Sprecacè
dramaturgia Eleonora Pace
residenza produttiva Carrozzerie n.o.t
foto di scena Danilo Currò
un progetto Romaeuropa Festival 2023 nell’ambito di ANNI LUCE_Osservatorio di futuri possibili
in collaborazione con Carrozzerie n.o.t, Cranpi, 369gradi
corealizzazione residenze Teatro Biblioteca Quarticciolo, Periferie Artistiche – Centro di Residenza Multidisciplinare del Lazio: Twain Centro Produzione Danza e Settimo Cielo
in network con ATCL – circuito multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini polo culturale multidisciplinare regionale

Il progetto Ahmen è nato traendo ispirazione dalla storia vera di un nostro amico, Asim. Arrivato in Italia dodici anni fa dal Pakistan, ancora oggi è alle prese con l’intricato ed esasperante iter burocratico indispensabile per ricongiungersi alla moglie lontana. Una storia complessa, ricca di dettagli e zone d’ombra, che sin dall’inizio ha mosso in noi innumerevoli riflessioni e interrogativi. Quando ci siamo decisi a darle voce sapevamo già di addentrarci in un percorso delicato, in cui ogni singolo passo richiedeva un’accurata riflessione. Come si può parlare oggi di immigrazione senza scadere in moralistici luoghi comuni? Come ritrarre la condizione di un giovane che ha vissuto esperienze per noi inimmaginabili? Abbiamo il diritto di metterci nei suoi panni? Nel lavoro di scrittura scenica sono emersi come centrali due elementi della storia: da una parte l’apparato burocratico che ostacola il protagonista, dall’altro l’incrollabile fede che lo porta avanti in questa lotta estenuante. Ne sono derivate altre tematiche più universali come immigrazione, sostenibilità economica, spiritualità, e ulteriori interrogativi: come si può rimanere indifferenti di fronte all’orrore? Quanto siamo lontani oggi dalla nostra emotività? Tutto questo dolore ci sta portando verso un’evoluzione? In scena pochi elementi essenziali, evocano il mondo etereo e vaporoso di una favola. Viene rappresentata così, attraverso un apparente gioco candido e ingenuo, l’asfissiante routine di Ahmen, protagonista di questa storia. Lo osserviamo lavorare all’interno di un singolare ‘lavatutto’, dove, tra clienti assillanti, operatori telefonici sfuggenti e burocrati grotteschi, persegue disperatamente il suo unico obiettivo di ricongiungersi alla moglie. Incapace di far sentire la sua voce, nella speranza di un domani vicino eppure così lontano, lo seguiamo in un climax di assurdità e paradossi. A fare da contraltare a questa ambientazione sempre più dilatata e onirica, fatta di frustranti silenzi e vicoli ciechi, si staglia la voce di Asim, che attraverso la sua testimonianza nuda e cruda, ci guida e ci tiene con i piedi ben saldi a terra, raccontandoci con disincanto le storture di questa realtà.